Olympus Omd Em-5

Sono passati ormai quasi 4 anni da quando ho acquistato la mia Olympus OMD EM5, presa quando ancora avevo una Pentax K5 (e una Olympus Epl-2), e che ormai è diventata l’unica fotocamera del mio corredo. Per il periodo che le ho avute contemporaneamente ho potuto valutare i pro ed i contro di entrambe, magari alla fine farò un brevissimo resoconto di questo confronto. La Em5 è risultata la fotocamera adatta a me, e la K5 mi ha lasciato, seppure a malincuore.

Le principali caratteristiche della Em5 al lancio:

• Sensore Sony da 16 MP
• Corpo Tropicalizzato
• Stabilizzatore 5 assi
• Iso fino a 25600
• Raffica di 9 fotogrammi al secondo in S-AF( 4 in C-AF)

All’inizio ricordo che le prime cose mi sbalordirono furono la definizione e la precisione dell’autofocus. Non sbagliava un colpo. Assieme al Panasonic 14-45 la Em5 era ed è tutt’ora una fotocamera che non ha nulla da farti rimpiangere quando sei fuori a scattare fotografie. Autofocus rapido, preciso, qualità delle immagine notevole. Ero davvero contento della mia scelta e ho ricominciato a portarmi dietro la fotocamera ovunque, laddove prima spesso la K5 restava a casa, e non per colpa di peso e ingombri.

Sensore

La Olympus Em5 è l’ammiraglia che (finalmente) ha colmato il gap con le reflex classiche. Le mirrorless m4/3 hanno sempre avuto un’ottima qualità dell’immagine ma il loro problema era la tenuta agli alti iso. Il sensore piccolo rispetto ad un classico APS-C o ad uno FF presentava delle limitazioni notevoli per l’utilizzo oltre gli 800 iso, in alcuni casi anche 400 iso. La Em5 ha cambiato le carte in tavola. Dotata di sensore Sony da 16mp la sensibilità agli alti iso ha reso temerari gli utilizzatori del sistema m4/3, che potevano spingersi senza troppi problemi fino a 1600 ISO, anche oltre durante il giorno.

Non siamo ai livelli della K5 va detto subito questo (qui il confronto). Le ho avute entrambe e le ho provate in condizioni identiche. La K5 ha decisamente una marcia in più e può spingersi anche oltre il limite entro il quale la Em5 comincia a mollare. Però la maggior parte delle foto che ho fatto oltre 800 iso sono foto da album dei ricordi, foto dei miei figli, che vanno bene cosi come vengono.

Ho usato con soddisfazione iso superiori agli 800, fino ai 1600, anche nella fotografia naturalistica, per compensare la poca luminosità del Panasonic 100-300 e mantenere un tempo di scatto veloce. I casi riscontrati sono due. Soggetto lontano, crop necessario, foto quasi inutilizzabile. Soggetto a formato pieno, nessun problema, definizione che potrebbe migliorare ma sarebbe da fare un test con una lente pro o top pro.

Nell’esempio qui sotto sono stati usati ISO 2000, e a meno di non fare pixel peeping il formato pieno resta godibile. La foto non è lavorata.
– Raw non lavorato –


Autofocus

Fulmineo. In single auto focus, su punto singolo, la OMD è fenomenale. Tralasciando la velocità con alcune lenti che non sono famose per la loro rapidità (Panasonic 20mm), la Em5 non esita in condizioni di luce perfetta a mettere a fuoco in un istante. E con grande precisione. Finché c’è luce non ci sono grandi problemi, e a dire il vero non ho mai trovato difficoltà mettere a fuoco anche di sera, o di notte, con fonti luminose esterne. Magari può capitare che la EM5 non riesca ad agganciare subito il soggetto, in quel caso basta cambiare punto di messa a fuoco dove c’è più contrasto e il problema è risolto.

Il discorso cambia con l’autofocus continuo, che lascia a desiderare. Prendiamo il classico esempio del bambino che ti corre incontro. La prova l’ho rifatta proprio recentemente a scuola di mio figlio in occasione di una festa.
Ho provato tutte le modalità disponibili(C-AF, C-AF + TRACKING), tutti gli accorgimenti disponibili (contrasto, colori vividi) per aiutarla nella messa a fuoco. I risultati sono stati deludenti, non sono quasi mai riuscito a mettere a fuoco dove dicevo io. Va un po’ meglio con soggetti distanti e che si muovono orizzontalmente, si riesce a portare a casa qualche scatto migliore, ma l’autofocus della Em5 non è fatto per soggetti troppo veloci, me ne sono fatto una ragione.

Questa garzetta è stata scattata usando l’AF-C, ma usando la raffica. Uno scatto fortunato perché non era ancora in volo pieno.

Stabilizzatore 5 assi

Questo è un capolavoro che nessuna altra macchina poteva vantare quando è uscita sul mercato la Em5. I risultati sono incredibili. Più avete mano ferma più la Olympus vi aiuterà quando vorrete scattare con iso basse e tempi lunghi. Personalmente non sono riuscito a scattare mai con tempi lunghissimi come alcuni millantano, tipo 1” di esposizione, ma 1/15 o 1/10 quello si, con una nitidezza di tutto rispetto.

Dove però ho riscontrato il maggior beneficio di questo stabilizzatore è nei video. Sembra di avere una steady cam tanto che anche in montagna, camminando, riesce a controbilanciare in maniera eccellente il movimento ondulatorio della fotocamera (e io sono veramente una frana in quanto a mano ferma.

Non va usato insieme allo stabilizzatore sulla lente, come nell’ultima Em1 II, ma solo ed esclusivamente il 5 assi del sensore per ottenere i risultati migliori.

Promosso a pieni voti.

Un filmato fatto in montagna, anche camminando, senza aggiungere stabilizzazione in post produzione e senza l’ausilio di un treppiede.


Touch Screen e Mirino Elettronico

Altro punto di forza della ormai ex ammiraglia di casa Olympus è il touchscreen, che trovo comodo e utile. Può essere disabilitato, usato per la sola messa a fuoco, oppure clicchiamo dove vogliamo mettere a fuoco e scatta la foto con un unico tocco. Definizione molto buona anche alla luce diretta del sole, il touchscreen è semovibile sebbene non possa roteare. Consente comunque di scattare fotografie con la macchina completamente poggiata in terra o in qualche posto rialzato. Basta inclinare lo schermo, toccare dove vogliamo mettere a fuoco ed il gioco è fatto.

Il mirino elettronico non mi ha mai fatto storcere il naso ne rimpiangere il mirino ottico. Ci sono tanti motivi per cui amarlo. Il primo fra questi è la possibilità di vedere come sarà la foto ancora prima di scattarla (ombre troppo chiuse e luci bruciate), rendersi conto di come la fotocamera reagisce all’esposizione, guardare l’istogramma e regolarsi di conseguenza. A posto dell’istogramma possiamo scegliere anche la livella elettronica, per aiutarci con la messa in bolla dell’orizzonte.

File: Raw o Jpeg?

Un altro grande pregio della Em5 è il jpeg OOC, quello che crea la macchina. Ho persino ridotto la nitidezza di un punto dalle impostazioni perché fin troppo nitido. Incredibile avere dei file di qualità già pronti all’uso nella maggior parte dei casi. Se vogliamo farli proprio brillare dobbiamo agire sui livelli, dargli un po’ di contrasto e basta. Non serve niente altro. Ho lasciato il contrasto in camera e tutti gli altri parametri sul valore predefinito (tranne appunto la nitidezza) per avere un jpeg più neutro possibile.

I raw della Em5 sono di circa 15 mega l’uno, non ci sono problemi nella lavorazione con molti software in commercio, il recupero delle luci e delle ombre è eccellente grazie alla buona gamma dinamica di cui la Em5 dispone. Alcuni software blasonati applicano automaticamente le correzioni camera/obiettivo direttamente nella gestione dello sviluppo del RAW, altri necessitano ancora della spunta e selezione.

Quando uso il raw e quando il jpeg? Direi che il jpeg viene usato nel 70% delle mie foto. Viaggi, bambini, eventi. Tutti in jpeg. E’ ottimo, consente qualche correzione e recupero, nitido, colori molto buoni come da tradizione Olympus.
I raw li uso generalmente quando so che la foto dovrò lavorarla per tirarne fuori il meglio, come un’alba, un tramonto, un lavoro su commissione.

Jpeg diretto senza modifiche.(Panasonic 20mm, 1/1000s, F4.5, iso 200)


(Panasonic 20mm, 1/1600s, F4.5, iso 200)

Accessori

Col tempo ho aggiornato non solo le lenti ma anche il parco accessori della Olympus, arricchendola del Battery Grip che è composto da due pezzi separati che possono essere usati in maniera disgiunta. Il primo pezzo del grip è una impugnatura più ergonomica che aumenta sensibilmente le dimensioni della Em5 ma ne rende l’ergonomia decisamente più piacevole, e offre l’utilizzo di un’ulteriore ghiera di comando. Il secondo pezzo che non può essere usato singolarmente va a completare l’impugnatura rendendola la classica e grande impugnatura professionale che aggiunge un pulsante di scatto in più, una ghiera e due pulsanti funzione. Dispone inoltre di uno slot aggiuntivo per un’altra batteria che si va a sommare in quella presente nel corpo macchina. Ora la nostra piccola Em5 è davvero grande e maneggevole, sebbene possa apparire forse un po’ sgraziata soprattutto se vengono montati obiettivi pancake di piccole dimensioni. Il B.G. è utilissimo quando si fa fotografia naturalistica, l’impugnatura è solida e si riesce a mantenere più stabile l’accoppiata macchina/lente. (testato con Panasonic 100-300 la stabilità generale ne guadagna notevolmente)

Il piccolo flash in dotazione non è eccezionale, ma fa il suo sporco lavoro di schiarire le ombre a patto di non trovarsi troppo lontani dal soggetto, vista la poca potenza a disposizione. Si monta sulla slitta classica del flash, non è integrato dunque nel corpo macchina come lo è nelle aps-c. Questo a volte è scomodo, dover tutte le volte montare o smontare il flash con tutti i micro gommini che ha è fastidioso e a rischio smarrimento. Ormai è da molto tempo che lo lascio montato fisso sulla EM5.

Il treppiede è il fidato compagno di ogni fotografo, soprattutto quando dobbiamo scattare fotografie con tempi di posa molto bassi. La Em5 è molto leggera e grazie a questa sua caratteristica non abbiamo bisogno di treppiedi giganti e pesanti. Ultimamente uso con soddisfazione un treppiede di quelli snodabili, della Rollei, pagato 14 euro su amazon, che fa il suo dovere senza problemi.

Qui il treppiede della Rollei in azione sugli scogli di Termoli.

Il risultato ottenuto utilizzando il treppiede Rollei. (Panasonic 14-45, iso 100, F9, 5s, Filtro ND 8)

Conclusioni

E’ il momento di tirare le somme. La Pentax era una grande reflex, ma aveva un difetto. L’autofocus. Non parlo di velocità, ma di precisione. Tornavo a casa con scatti che pensavo fossero perfetti e poi a monitor mi rendevo conto che erano sfocati o con il fuoco dove non volevo io. A nulla sono servite le tarature innumerevoli di fronte a fogli di giornale appesi al muro. Questo non si è mai verificato con la Olympus OM-D EM-5. Ed è stato questo e solo questo il motivo che mi ha fatto dare via la K5, che dapprima volevo affiancare alla Olympus, ma che poi passava più tempo nel cassetto che fuori all’aria aperta.

Successivamente mi sono accorto di tantissimi altri vantaggi che una fotocamera di queste dimensioni ha sul campo. Uno su tutti è l’ingombro. Montate il Panasonic 20mm o il Panasonic 14mm e sarete contenti di aver fatto tante belle foto in giro per il mondo senza che il vostro collo vi abbia maledetto. Le escursioni in montagna sono un esempio lampante. L’ultima volta che ho portato la K5 in montagna me la ricordo ancora bene. A Lago Vivo, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Tra la K5, il Tamron 17.50 2.8, il Tamron 70-200 2.8 per fotografare i cervi, il treppiede grande per sostenerla.. questo tipo di sacrificio non esiste più. Adesso entra tutto dentro un piccolo marsupio.

Tutte lenti della Om-D Em-5 si trovano sull’usato ad un prezzo accettabile restando nella fascia base e pro. Il rapporto prezzo/qualità è davvero invidiabile soprattutto di alcuni piccoli gioiellini dal prezzo contenuto e la definizione di alto livello. Non è ancora entrata nel mio corredo una lente tropicalizzata, e quindi non ho mai potuto testare pienamente la tropicalizzazione della Em5. Nonostante questo in più di un’occasione l’ho usata sotto l’acqua e non ho mai avuto problemi. La Olympus si è sempre dimostrata una fotocamera solida e resistente, l’ho sempre trattata senza troppi riguardi, stando attento a non rovinarla ma non avendo remore a poggiarla su sassi, momumenti, terriccio per ottenere lo scatto che mi interessava. Lei non si è mai lamentata.

Attualmente il mio corredo fotografico è composto da:
Panasonic 14-45
• Olympus 40-150R II
Panasonic 100-300
• Olympus 45mm
• Panasonic 20mm

Ormai sono usciti nuovi modelli e la Em-5 si trova sull’usato a prezzi davvero competitivi per quello che offre. Vi consiglio di cercarne una se volete tanta qualità a prezzo concorrenziale. Mancano chiaramente le nuove funzionalità presenti sui nuovi modelli top di gamma, ma per ora non sento il bisogno di cambiare fotocamera, sebbene ogni fotografo abbia sempre voglia di provare nuovo materiale, nuove lenti, nuovi corpi macchina.
Sono estremamente soddisfatto della mia piccola Olympus e non posso che consigliarne l’acquisto a chiunque.

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Panasonic 100-300 e fotografia close-up

Ho voluto sperimentare le qualità del Panasonic 100-300 non nella fotografia naturalistica stavolta, ma nei close up, approfittando di una giornata uggiosa per rifugiarmi nel laboratorio di mio cognato, liutaio, per cercare di realizzare scatti interessanti di quello che è il suo mondo. I risultati sono davvero soddisfacenti, sebbene bisogna posizionarsi molto distanti dal soggetto.

Ecco qualche esempio con Em-5 su cavalletto:

Le foto di questo articolo sono state tutte elaborate e ridotte per il web. Lo faccio sempre.
La Olympus Em-5 è impostata con nitidezza -1.
Scatto direttamente in JPEG alla massima qualità.

Questa primaverà cercherò di realizzare qualche macro come si deve. Vi terrò aggiornati! 🙂

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Panasonic Lumix G 100-300mm f/4.0-5.6 Mega OIS

Garzetta

300mm @F7.1, iso 200, 1/800sec

Le foto di questo articolo sono state tutte elaborate e ridotte per il web. Lo faccio sempre.
La Olympus Em-5 è impostata con nitidezza -1.
Scatto direttamente in JPEG alla massima qualità.

 

Per il micro 4/3 non ci sono molte alternative se si vuole fare fotografia naturalistica o chiamatela se volete “caccia fotografica”. C’è il Panasonic Lumix G 100-300 f/4.0-5.6 Mega OIS di cui parlo in questo articolo e l’alternativa M.Zuiko Digital ED 75-300mm f/4.8-6.7 II (rivisitazione del primo modello). In arrivo a breve sul mercato due nuove lenti, di fascia di prezzo nettamente superiore alle due citate. Sono il Panasonic Lumix 100-400 f/4.0-6.3 e l’Olympus M.Zuiko 300 f/4.0 PRO.

Ho acquistato il Panasonic Lumix 100-300 usato, a buon prezzo. L’ho preferito rispetto allo M.Zuiko ED 75-300 II per lo stabilizzatore ottico e l’apertura maggiore, nonostante la velocità di AF sembra essere migliore sulla lente Olympus. Non avendoli potuti confrontare vi rimando ad una lettura comparativa su altri siti.

Tornando al nostro buon Panasonic Lumix 100-300 mi ritengo molto soddisfatto dei risultati che ottengo, ma devo fare delle precisazioni per chi è interessato ad acquistarlo. Nella fotografia naturalistica si dice spesso che i mm non sono mai abbastanza. Questo è vero, se si fanno fotografie dal capanno di qualche oasi, ma con i propri posatoi o capanni mobili la vera differenza la fa la distanza alla quale possiamo avvicinarci al soggetto. In questo caso abbiamo una equivalenza di 600mm come “gittata” del nostro Lumix rispetto ad una reflex Full Frame.

Garzetta2

300mm @F7.1, iso 200, 1/800sec

Innanzi tutto per ottenere buoni risultati sfrutto il Mega OIS piuttosto che lo stabilizzatore 5 assi della mia Olympuys Om-D Em-5, ho fatto una prova e preferisco senza dubbio il Mega Ois, confermando che al crescere dei mm è preferibile avere uno stabilizzatore direttamente nell’ottica. Renato Greco ha realizzato un video per mostrare le differenze tra le stabilizzazioni.

Scatto quasi sempre ad almeno F7.1 o superiore, apertura dalla quale la lente, nella mia esperienza, restituisce il massimo della nitidezza. Per cui sappiate che dovrete avere una buona luce, in modo da poter chiudere fino a F9.

I tempi di scatto devono essere rapidissimi, soprattutto a 300mm per evitare il micromosso. Imposto sempre la macchina in modalità M con ISO automatici, fino ad un massimo di 1600 iso. Misurazione Spot, ovviamente. Oltre non credo convenga andare, la qualità complessiva ne risente. Settata un’apertura di almeno F7.1 cerco il tempo di scatto più veloce possibile che tenga gli iso fermi a 200. Quando cala la luce, piuttosto che aprire di più e scendere a F5.6, apertura massima della lente, abbasso il tempo di scatto facendo salire gli iso.

Kingfisher

275mm @F7.1, iso 1000, 1/800sec

Infine ho notato come molti altri prima di me che da 270mm in su la resa scende un pò, ma niente di irrecuperabile, sebbene spesso le foto più nitide non siano alla massima escursione focale. L’autofocus è molto preciso finchè il soggetto è abbastanza vicino, non delude nemmeno a distanza purché il soggetto sia di grandi dimensioni. Lo trovo veloce, soprattutto nel rimettere a fuoco ad infinito, sebbene non abbia come già detto prima riscontri con la lente Olympus.

Tutte le foto di questo articolo e della galleria sono state scattere direttamente in Jpeg. Quasi un sacrilegio non scattare in raw, eppure la mia Olympus Om-D Em-5 mi permette di levarmi qualche soddisfazione utilizzando direttamente il Jpeg in macchina, impostato sulla migliore qualità con Nitidezza -1 che poi rielaboro per contrasti e colori, riducendo in formato Full HD, ottenendo a mio giudizio ottimi risultati. Scriverò due righe sull’argomento, in un prossimo futuro.


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Riserva Naturale Diaccia Botrona

Riserva Naturale della Diaccia Botrona – Fenicotteri

Sabato pomeriggio, nel cuore della Maremma, vado a fare qualche foto nella Riserva Naturale della Diaccia Botrona, tra Castiglione della Pescaia e Marina di Grosseto.
C’erano tantissime specie, il problema è che il primo capanno in cui sono stato era davvero troppo lontano. Non riuscivo nemmeno con 600mm ad avere un volatile che occupasse più di 1/4 di fotogramma. Poi ho scoperto l’esistenza di un altro capanno, tra l’altro anche meglio attrezzato, dove c’erano due simpatici fotografi, credo padre e figlio, che mi hanno aiutato ad identificare tantissime specie.

Tutte le foto sono state realizzate con Olympus Om-D Em-5 ed obiettivo Panasonic Lumix 100-300. Alcune, come il Piro Piro sono dei crop, vista la distanza davvero notevole a cui si trovavano quasi tutti i soggetti fotografati.

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Different field of view of m4/3 lenses

I made this test for me, but maybe it could be interesting for all of you who are not sure about what lens to buy considering focal lenght.

I have used my Panasonic 14-45 to simulate lower focal lenghts and Olympus 40-150R for higher focal lenghts. I will do another test in an open area, which i thinks is much more realistic than this matrioska on the table.

In the gallery below you will find:

14mm
17mm
19mm
20mm
25mm
30mm
45mm
60mm
75mm
150mm

This should cover about all primes but not 12mm which i don’t have. Sorry.

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Pentax K5 vs Olympus EM-5 high iso test

This is not a professional review. Just a few pics taken with different cameras at high iso sensibility.

Pentax K5 + Asahi Pentax 28mm f3,5 M (old manual lens)
Olympus EM5 + Panasonic 14mm 2.5

Both lenses were used in Manual Focus mode, with white balance set to Tungsten, Fstop 3,5. Both cameras shot in jpeg with all noise reduction set to OFF.

Let’s start!

First picture, mixed objects:

Pentax K5 6400iso
k5_6400
Em5 6400iso
Em5 6400 Iso

K5 6400 iso 100% Crop
k5_6400_crop_vw
EM5 6400iso 100% crop
Em5 6400 Iso 100% crop

Test 2, a cat 😀

K5 6400 Iso
k5_6400_susy
EM5 6400 iso
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
K5 6400 iso 100% crop
k5_6400_susy_crop
EM5 6400 iso 100% Crop
Em5 6400 Iso 100% crop

K5 12800 iso (to me K5 does much well on susy’s fur, colors are more accurate)
k5_12800_susy
EM5 12800 iso
Em5 12800 Iso

And finally, just to push my K5 to the limit i tried a 25.600 iso shot:

K5 25.600 iso
k5_25600_susy
K5 25.600 iso 100% crop
k5_25600_susy_crop

So what about m4/3 sensors can’t handle high iso? It’s not a secret anymore, but this is just another example. And please, do tell me that you ALWAYS shoot over 6400 iso, because of course you do! 😉

Gallery here:

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Frisbee Dolomites MTB

Questa estate a San Martino di Castrozza ho “approfittato” di uno degli innumerevoli pomeriggi di pioggia (ma quando non è piovuto questa estate? -.-) e ho noleggiato una bici a pedalata assistita.

La MTB provata dovrebbe essere una Frisbee Dolomites:

frisbee_00019

Ottimo il sistema che gestisce le bici. Ti da sempre la più carica del lotto, nel mio caso avevo tutte le tacche meno una. Come monto in sella inizia a diluviare. Mi tocca aspettare quasi 30 minuti che la pioggia diminuisca di intensità. Poi si comincia a pedalare.

L’assistenza è pronta, parte quasi immediatamente, la spinta è vigorosa grazie ai 37v. Non so dire quando il sistema stacchi, non ho il tachimetro quindi non ho punti di riferimento. Credo i classici 25km/h.

La bici è molto robusta, gli pneumatici sono grandi e mi hanno dato sicurezza, su asfalto, su sterrato (dovrebbero essere dei Kenda antiforatura). Consideriamo che era tutto bagnato, quindi ottimo. In alcuni punti sono persino passato in mezzo al fango con lo pneumatico quasi completamente sommerso. Per non parlare delle innumerevoli radici bagnate. Anche la frenata non era malvagia, considerando anche che il freno posteriore era praticamente quasi finito, dato che immagino sia il più usato dalle famiglie o da chi si avventura per la prima volta.

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Dal centro del paese mi sono diretto a Malga Ces che dista circa 3 km. Subito incontro una salita e subito mi accorgo della generosità del motore, che mi costringe a scalare marcia solo nei tratti più impegnativi e a metterci parecchia gamba. Ho trovato scomodissimo l’acceleratore. Poi ho scoperto che la bicicletta ha un pulsante che “blocca” l’assistenza su ON fino a che non si frena o si smette di pedalare, quindi finalmente ho potuto liberare la mano destra e viaggiare con molta più naturalezza, soprattutto in salita.

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Pedalo senza una meta precisa. Giro, giro, pedalo. Ogni tanto mi fermo, faccio una foto. (alla fine del giro credo di aver fatto almeno 25km). La bici sui falsopiani è un treno. Quando devo togliermi d’impaccio per non mettere i piedi nel fango ad esempio, basta un colpettino di gas e l’assistenza ti tira via, questo fino a che non ho scoperto come lasciarla sempre attiva. Sono riuscito persino a far staccare del tutto l’assistenza del motore su una lieve salita sterrata, che ho fatto con la marcia più alta.

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Non so quantificare quanti km abbia percorso complessivamente. Ho girato su e giù per un paio d’ore, non di più. Ho preso la bici alle 15.30, sono partito effettivamente alle 16.00 causa pioggia, e alle 18 circa l’ho riconsegnata esausta. Ma veramente ho esagerato, ho girato senza fermarmi mai. Sono rimasto davvero soddisfatto di questo bellissimo giro e dalla bici. La batteria è durata il giusto. Non era completamente carica (10ah) ma non ho nemmeno fatto dislivelli proibitivi, di solito c’erano stacchi impegnativi e falsopiani, ma al ritorno c’era tutta discesa, a motore spento. Ho sempre usato l’assistenza massima.

Ottima bici quindi nel complesso,ma proprio non riesco a digerire l’acceleratore, che trovo scomodissimo. Mi auguro ci siano modalità del tutto automatiche da attivare con i pulsanti sul display, ma questo non saprei dirlo non avendo avuto modo di leggere alcun manuale, e all’APT non hanno saputo darmi informazioni in merito. Il display indica la carica ma è come quello della mia vecchia bebike. In salita i pallini scendono, per poi tornare alla carica reale quando non si è sotto sforzo. Wattometro, credo si chiami così.

 

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Benotto Mod.800 – Restauro

Freno PosterioreEcco fatto! La Bici da corsa è restaurata all’80%! Non completamente perché ci sono alcune cose che da solo non posso fare, anche per paura di non riuscire a recuperarle. Mi farò aiutare da mio padre poi.

Ad esempio il freno posteriore non frena, e manco rallenta. Andrebbe tirato il filo, che cigola da matti, ma da solo non ci ho nemmeno provato a dirla tutta. Ma i gommini del decathlon che vedete in foto, gli unici a dire il vero che hanno, sono adatti? La bici monta i vecchi freni corti di una volta. La frenata all’anteriore è decisa.

Il manubrio invece è tornato a girare con una scorrevolezza pazzesca. SANTO SVITOL! Oppure wd40, ora non ricordo quale dei due ho utilizzato. Ma 2 spruzzate, un paio d’ore di attesa et voilà, il manubrio ora gira a destra e sinistra che è un piacere. E non ho smontato nulla, sempre seguendo la filosofia del “meno tocco meglio è”.

Devo anche sistemare i raggi, ma devo comprare lo strumentino adatto ed imparare a farlo, magari con qualche tutorial su Youtube. La scorrevolezza dei cerchi è pazzesca, nonostante sia stata più di 20 anni ferma.

Ho montato 2 tubolari Vittoria Competition Rally, pagati 30 euro entrambi. Sono basilari, ma per ora vanno bene così. E poi hanno il disegno seghettato, non liscio, cosi anche sul bagnato garantiscono un minimo di tenuta, anche se mi sono accorto solo dopo averli montati che li ho messi al contrario! :/ Per levarmi il mastice dalle mani ho impiegato 1h, se interessa a qualcuno. 😀

Cerchio rovinatoNella foto qui sopra vedete un dettaglio del cerchio, rovinato, che non saprei come riprendere. Mentre per levare il vecchio mastice ho usato una spazzola di metallo e mi sono fatto un mazzo quadrato (provate a raschiare via 30 anni di mastice secco, viene la polsite, ve lo posso garantire!), non ho azzardato la stessa operazione sul laterale. E con la pezzetta e detergente non si è pulito. Che posso fare?

ContaKM Meccanico

 

Ma la sporcizia agli angoli del contakm meccanico, come la levo? Il grosso l’ho levato con pezzetta e detergente, ma negli angoli nemmeno il cotton fioc riesce. Mi devo mettere li con uno stuzzicadenti? Avevo pensato agli scovolini del dentista, ma non rischio di rigarlo?

Dopo tutto il tempo che ci ho perso sono indeciso se dargliela ora per il suo compleanno o tenerla per me. L’ho provata al volo e posso dire di aver fatto un buon lavoro! 🙂

 

 

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Benotto Mod. 800

Con un po’ di tempo libero e una buona dose di pazienza, ho deciso di restaurare la Benotto mod 800 di mio padre, che era in cantina a prendere polvere da più di 20 anni.

La bici è in ottimo stato, era coperta da un telo, non ha preso umidità, insomma non c’è molto da fare sul telaio, quanto piuttosto avrò da sostituire tutte le componenti da usura, come gli pneumatici, che qui sono tubolari, i freni, forse la catena (?), e oliare poi il tutto.
Dovrebbe essere, anzi sicuramente lo è, costruita in Italia, visto che la fabbrica ha trasferito la sede in Messico dopo che mio padre l’ha acquistata. Difatti tutti i pezzi della bici sono Campagnolo, e non come quelli che si vedono sulla stessa bici in giro per internet.

Ieri ho comprato già un buon numero di pezzi, ma ho sbagliato ad essere frettoloso. Difatti ho preso degli pneumatici classici con relative camere d’aria, per poi scoprire che invece la bici monta i tubolari. Panico! 😀 Mi sono tranquillizzato vedendo su internet che non è poi così difficile il montaggio.

La bici ha ad oggi 11.660 km, come da strumento old style, che trovo bellissimo e veramente pratico.

Non so se aggiornerò man mano o a lavoro finito. Spero di fare un buon lavoro e di poterci montare sopra il prima possibile. Come la bici di mio nonno da passeggio è arrivata fino a me e andrà ai miei figli, mi piacerebbe che anche questa facesse lo stesso percorso.

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Gruccioni – Parte 2

Ho provato a rielaborare le fotografie dei gruccioni su un altro monitor. Credo di aver fatto un lavoro migliore del precedente. Che ne pensate?

Pentax K5 + FA*300

 

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